Un anello chevalier in giada dal carattere deciso: un grosso cabochon ovale di giadeite, di un verde intenso, posato su una montatura quadrata in metallo argentato brillante. Sottili linee di piccole pietre bianche sottolineano le sue spalle e i suoi fianchi.
In quattro righe
- Un grosso cabochon ovale di giadeite, di un verde intenso.
- Una montatura quadrata, larga e lucidata, in metallo argentato.
- Spalle pavé di piccole pietre bianche.
- Un anello di carattere, al dito di un uomo come di una donna.
Un verde che si vede da lontano
Questo anello chevalier in giada è costruito attorno alla sua pietra: un cabochon ovale, alto e ben bombato, di un verde netto e luminoso. La luce rotola sulla cupola; dove batte, il verde si schiarisce, e si scurisce verso i bordi, là dove la pietra si immerge nella montatura.
È il verde che ci si aspetta da una giadeite, saturo e vivo. Si nota da lontano, anche su una mano in movimento, ed è tutto l’interesse di un anello di questa stazza.
Una montatura da architetto
La montatura risponde alla curva della pietra con linee dritte: una tavola quadrata, fianchi larghi e lucidati, e due spalle arrotondate che incorniciano il cabochon a ciascuna estremità. Su quelle spalle e lungo i fianchi, piccole pietre bianche incastonate in linea catturano la luce a ogni gesto.
Tutto il disegno sta in questo contrasto: il tondo della pietra, il quadrato del metallo. Per un altro cabochon di giadeite, incastonato a griffe, veda anche l’anello cabochon in giada.
Il chevalier, un anello di carattere
Il chevalier è l’anello che firma. Un tempo portava un sigillo inciso; oggi si porta per la sua presenza, e questo sostituisce il sigillo con una pietra. In Francia la tradizione lo colloca al mignolo, ma nulla vieta di portarlo all’anulare o all’indice, dove si afferma di più.
Le sue linee franche lo rendono un’evidenza alla mano di un uomo. Sta altrettanto bene a una donna che ama gli anelli forti, portato da solo, senza nulla attorno. I gioielli in giada che stanno agli uomini.
La giadeite, la giada dei verdi vivi
La parola giada copre due minerali. La giadeite è quella dei verdi più vivi, che deve al cromo; il suo grano finissimo prende una lucidatura quasi vetrosa, ed è ciò che fa brillare una cupola come questa. È anche la più dura delle due, da 6,5 a 7 sulla scala di Mohs. Giadeite o nefrite, ciò che le distingue.
Scegliere bene la misura
Scelga la sua misura nel menu sopra il pulsante d’acquisto: la misura francese è la circonferenza del suo dito in millimetri. Misuri la sera, quando le dita sono al massimo. Una montatura larga stringe più di un anello sottile: se esita tra due misure, prenda la più grande.
La scelga con cura: una montatura pavé si ridimensiona male, perché le piccole pietre incastonate rischiano di allentarsi quando si lavora il metallo. Misurare il dito in due minuti.
Portarlo, e tenerlo bello
Un cabochon alto è la parte più esposta di una mano: tolga l’anello per lo sport, il bricolage e la sala pesi. Ogni tanto guardi le piccole pietre delle spalle: una pietra che si muove si ristringe facilmente da un gioielliere, a patto di accorgersene presto. Durezza e tenacità, la differenza.
Per la cura, uno spazzolino morbido, acqua tiepida saponata, poi un’asciugatura accurata. Se il metallo si opacizza, un panno per argenteria, evitando la pietra. Mai ultrasuoni, mai vapore, mai solventi: gli ultrasuoni allentano le piccole pietre incastonate, e lo stato di trattamento della giada non è noto. La cura nel dettaglio.





