Pendente medaglione in giada: un disco verde forato coperto da un pezzo dorato a forma di ali aperte, da cui un piccolo soggetto traforato scende nel foro.
La cappa si stacca: la pietra può portarsi nuda su un cordoncino se il dorato smette di piacere. Pochi gioielli montati lo permettono.
Venduto con riserva sulla pietra: il verde vivo con chiazze bianche nette è quello di una quarzite tinta, e la scheda spiega perché. Perché lo scrivo.
Un pendente medaglione in giada: un disco verde forato, coperto da un pezzo dorato a forma di ali aperte da cui un piccolo soggetto traforato scende fino al centro del foro. L anello è preso nella cappa, e la catena è fine.
In quattro righe
Un disco forato coperto da ali dorate e un soggetto traforato.
Il soggetto scende fino al centro del foro senza chiuderlo.
Venduto con riserva: il colore è quello di una quarzite tinta.
Il rilievo resterà vuoto se la cappa non si stacca senza forzare.
Un disco di serie, e una cappa intercambiabile
Diciamolo chiaro: questo gioiello è un assemblaggio di due pezzi fatti separatamente. Un disco forato standard, del genere prodotto a migliaia, e una cappa di metallo che lo morde dall alto. Nessuno dei due è stato fatto per l altro.
Si vede: la cappa non segue esattamente la curva del disco, e il soggetto che pende nel foro non è centrato al millimetro. Non è un difetto di questo esemplare, è la natura dell assemblaggio, e due pezzi non cadranno mai del tutto uguali.
Il vantaggio è reale: la cappa si stacca, quindi la pietra può portarsi nuda su un semplice cordoncino se il metallo smette di piacere, o se si ossida. Pochi gioielli montati lo permettono. Lo stesso disco esiste nella bottega sotto una cappa argentata: il pendente fenice in giada.
Nuvole bianche dai bordi troppo netti
Il disco è di un verde vivo attraversato da chiazze di un bianco latteo, ed è il confine fra i due che va guardato. Su una nefrite il passaggio dal verde al bianco è graduale, perché il colore segue la densità delle fibre.
Qui le chiazze hanno bordi netti, quasi tagliati, e disegnano striature piuttosto che nuvole. È quello che dà un colorante quando si arresta a una zona meno porosa di una roccia granulosa, e la quarzite tinta si riconosce spesso proprio da quel disegno.
Il metallo è dorato, non titolato dal mio fornitore. Lo scrivo quindi dorato, e non placcato oro: una placcatura è uno spessore, quindi una cifra, e non la invento.
Bastano due precauzioni. Prima: non sfregate la cappa con un panno abrasivo, perché una placcatura va via prima dai punti alti del rilievo, esattamente dove si preme. Seconda: toglietela prima di pulire la pietra, visto che si stacca.
Fuori dalla Birmania, paese di estrazione non confermato
Ciò che la tradizione attribuisce al disco e alla giada
Quello che segue cambia registro, e lo segnalo invece di fonderlo nel resto della scheda. Nulla qui è dimostrato. Sono usi e credenze che riporto perché fanno parte della storia di questa pietra. Nessun gioiello di questo negozio è venduto come un rimedio, e a questo non attribuisco alcun effetto.
La forma più antica di tutteIl disco forato, il bi, esce da tombe neolitiche di più di cinquemila anni. La sua funzione esatta è ancora discussa dagli archeologi stessi, e ogni lettura sicura di quello che significava va presa con prudenza.
Un foro che non è una mancanzaIl centro vuoto fa parte del disegno, e diversi commenti cinesi vi vedono un immagine di quello che collega piuttosto che di quello che manca. È una lettura tardiva, e vale quanto valgono le letture tardive.
La cappa è modernaCoprire un disco antico con un ornamento di metallo è un uso della gioielleria contemporanea, non una pratica tradizionale. I dischi antichi si portavano nudi, appesi a un cordoncino passato nel foro.
Una pietra di virtù moraleNel pensiero confuciano, la giada è associata a qualità di carattere più che a effetti sul corpo: la rettitudine, la costanza, il riserbo. È il senso meglio documentato di tutti.
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Le spese
6,99 € qualunque sia la destinazione, con spedizione gratuita a partire da 47 € di spesa in Francia, Belgio, Svizzera e Lussemburgo. L’importo esatto compare nel carrello prima di qualsiasi pagamento.
L’imballaggio, e perché conta
Ogni pezzo parte nella sua bustina, separato dagli altri. Non è una questione di presentazione: la durezza della giada è ordinaria, tra 6 e 6,5 per la nefrite e tra 6,5 e 7 per la giadeite, e il quarzo contenuto nella polvere di casa vale 7. Due gioielli che viaggiano insieme arrivano segnati.
Quattordici giorni per cambiare idea
Senza dover fornire alcuna motivazione. Basta un’email per aprire un reso, non c’è nessun modulo da compilare. Le spese di rispedizione sono a Suo carico, salvo nel caso in cui il pezzo non corrisponda alla sua scheda o arrivi danneggiato.
Acqua tiepida, un sapone delicato, un panno morbido. Uno spazzolino molto morbido per gli incavi di una scultura. È tutto, ed è sufficiente.
Ciò che non si deve mai fare, e perché
Né ultrasuoni, né vapore, né solventi, né fonti di calore. Non è una clausola di stile: lo stato di trattamento dei miei pezzi non è accertato. Il mio fornitore non lo conosce, e la pesata stabilisce il minerale senza dire nulla di un’eventuale impregnazione di resina. Una resina non sopporta né il calore né i solventi: ogni pezzo viene quindi trattato come se potesse contenerne. La scheda informativa sui trattamenti.
Il graffio, e da dove arriva
La giada è tenace, vale a dire molto difficile da rompere: la sua struttura di cristalli intrecciati resiste alla frattura, ed è ciò che ha permesso di ricavarne asce nel Neolitico. La sua durezza, invece, è ordinaria, da 6 a 6,5 per la nefrite e da 6,5 a 7 per la giadeite. Il quarzo contenuto nella polvere di casa vale 7: è lui che opacizza una giada, non gli urti. La differenza tra le due.
Nel quotidiano
Metta il gioiello dopo il profumo e la crema, mai prima. Lo tolga per le pulizie, il giardinaggio e lo sport, là dove capitano gli urti contro gli spigoli. Riponga ogni pezzo da solo, nella sua bustina. Su una collana di perle, il filo si consuma prima della pietra: si fa rinfilare, e non c’è nulla di anomalo.
Mi chiamo Jade. Francese del Morbihan, stabilita a Tallinn. Scelgo i pezzi e li faccio montare: non estraggo nulla, non taglio nulla, e il lavoro del metallo non è opera delle mie mani. Quello che porto io è la selezione, e su questa materia è la selezione che decide tutto.
Non sono né gemmologa, né tagliatrice di pietre, né terapeuta, e non pretendo di esserlo.
Peso, non certifico
Prima di mettere online una referenza, ne ordino un esemplare per me. Quando mi arriva senza montatura, lo peso in aria e poi sospeso a un filo in un bicchiere d’acqua: il rapporto tra le due masse dà la massa volumica, e questa cifra separa senza ambiguità la giadeite, la nefrite, il serpentino e la quarzite tinta.
Un esemplare per referenza, e non ogni pezzo. Non tocco il pezzo che parte per casa Sua, e preferisco scriverlo piuttosto che lasciar credere il contrario. Il metodo, con i suoi tre limiti.
Ciò che non posso sapere
Lo stato di trattamento dei miei pezzi. Il mio fornitore non lo conosce, e la bilancia non lo dice: stabilisce il minerale, non l’impregnazione di resina. Solo una spettroscopia infrarossa in laboratorio potrebbe accertarlo, e io non la faccio eseguire. Su questo sito non leggerà quindi mai «giadeite A», «tipo A» né «non trattata». La scheda informativa.
Da dove viene la mia giada
Nessuna giadeite birmana, e la prima ragione è legale. Non quella che si legge ovunque: il JADE Act del 2008 ha effettivamente vietato queste pietre negli Stati Uniti, ma quel divieto è stato revocato il 7 ottobre 2016. Ciò che vale oggi risale all’8 aprile 2021: il Tesoro americano ha sanzionato Myanma Gems Enterprise, l’azienda di Stato che controlla il commercio delle gemme birmane. Nessun divieto generale, dunque, ma un cittadino americano non ha il diritto di commerciare con questa entità, e una pietra non dice mai da dove è passata. Una sola filiera per dieci mercati: deve reggere su quello più esigente. Quando un’origine non mi viene confermata per iscritto, la scheda non la riporta. La mia carta delle origini.