Bracciale in giada da donna, rigido in giadeite verde chiaro
72,90 €
Bracciale in giada da donna che in realtà è un bracciale rigido chiuso: ricavato da un solo pezzo, senza cerniera e senza chiusura, a sezione arrotondata e larga. Bianco e verde mescolati, a macchie e a venature.
Si prende sul diametro interno, non sulla circonferenza del polso: deve passare la mano chiusa, con il pollice ripiegato. Misuri prima di ordinare, non si apre e non si ridimensiona.
Il disegno non si riproduce: il pezzo ricevuto non somiglierà esattamente alla fotografia. Pietra nuda, dunque pesabile. Stato di trattamento non determinato.
Un bracciale in giada da donna che in realtà è un bracciale rigido chiuso: ricavato da un solo pezzo, senza cerniera e senza chiusura, a sezione arrotondata e larga. La giadeite è qui bianca e verde insieme, con il verde che avanza a macchie e a venature su un fondo lattiginoso.
In quattro righe
È un bracciale rigido, non un bracciale morbido: non si apre e non si tende.
Si prende sul diametro interno, misurato sul passaggio della mano chiusa.
Bianco e verde mescolati: due esemplari non si somigliano mai.
Pietra nuda, dunque pesabile: la cifra sarà pubblicata qui, con la sua data.
È un bracciale rigido, e va detto prima di tutto il resto
La parola bracciale copre due oggetti che non hanno nulla in comune: il filo di perline su elastico, che si infila senza pensarci, e il bracciale rigido ricavato da un solo pezzo, che non si apre, non si chiude e non si ridimensiona. Questo è un bracciale rigido, ed è l’unico pezzo del catalogo in cui una misura sbagliata non si rimedia con nulla.
Non è dunque il polso che va misurato, è il passaggio della mano. A mano chiusa, con il pollice ripiegato il più possibile nel palmo, misuri la circonferenza nel punto più largo e divida per 3,14: ottiene il diametro interno minimo. Aggiunga uno o due millimetri, perché un bracciale che passa a stento passa una volta, a freddo, e non ripasserà in una giornata di caldo. Il metodo nel dettaglio, e la guida alle taglie.
Bianco e verde insieme
Questo pezzo non ha un colore, ne ha due: un fondo bianco lattiginoso, e del verde che vi si spande a macchie, a nuvole e a venature, più denso da un lato che dall’altro. Il mercato cinese ha un nome per questo disegno, e lo cerca.
Quel che mi interessa qui è più semplice: questo disegno non si riproduce. Due bracciali ricavati dallo stesso blocco non avranno la stessa mappa, e il pezzo che riceverà non somiglierà esattamente alla fotografia. Lo dico prima dell’acquisto invece che dopo, perché è vero di ogni materia naturale ed è precisamente ciò che la distingue da una pasta colorata uniforme. I colori della giada.
Giadeite, e ciò che questa parola cambia
Questo pezzo è dichiarato in giadeite, un pirosseno sodico-alluminifero. È uno dei due minerali che la parola giada comprende, l’altro essendo la nefrite, un anfibolo. A separarli è stato un francese: nel 1863 Alexis Damour stabilì che si tratta di due specie senza parentela. Ciò che le distingue.
Il verde della giadeite viene dal cromo e suona più franco di quello della nefrite, che viene dal ferro e tira verso lo spinacio. E ciò che permette a un anello di questa larghezza di reggere senza fendersi non è la sua durezza ma la sua tenacità: una struttura di cristalli intrecciati che ferma la propagazione di una frattura. La differenza tra durezza e tenacità.
Portarlo, e ciò che davvero lo rovina
Una volta in posizione, un bracciale rigido si porta aderente e quasi non gira. Se gira molto, è troppo grande e urterà contro i tavoli e le maniglie. Un urto non lo graffia: gli scheggia uno spigolo. Ciò che lo consuma ogni giorno è il quarzo della polvere dell’aria, che vale 7 sulla scala di Mohs contro 6,5 o 7 della giadeite, e che alla lunga opacizza la curvatura.
Acqua tiepida, un sapone delicato, un panno morbido, e una custodia per lui solo. Mai ultrasuoni, mai vapore, mai solventi: poiché lo stato di trattamento è ignoto, un’eventuale resina non li sopporterebbe. La cura nel dettaglio.
Informazioni aggiuntive
Pietra
Giadeite
Colore
Bicolore
Forma della pietra
Cerchio rigido pieno
Motivo
Nessun motivo
Montaggio
Cerchio rigido
Metallo
Nessuno
Incastonatura
Senza incastonatura
Per chi
Donna
Pietre abbinate
Nessuna, solo giada
Famiglia mineralogica
Pirosseno sodico alluminifero
Durezza (Mohs)
Da 6,5 a 7
Densità di riferimento
3,25 à 3,36 g/cm³
Tenacità
Eccezionale, cristalli intrecciati
Trattamento
Non determinato
Origine
Fuori dalla Birmania, paese di estrazione non confermato
Che cosa la tradizione attribuisce al bracciale di giada
Quel che segue cambia registro, e lo segnalo invece di fonderlo nel resto della scheda. Nulla di tutto questo è dimostrato. Sono usi e credenze, antichi e documentati, che riporto perché fanno parte della storia di questa pietra. Nessun gioiello di questa bottega è venduto come una cura, e a questo non attribuisco alcun effetto.
Il polso sinistroDiverse tradizioni cinesi associano il portare il bracciale al polso sinistro all'idea di ricevere più che di dare. L'uso è diffuso; non gli si conosce altro fondamento che la consuetudine.
Non toglierlo maiIl bracciale rigido si mette una volta e si conserva, a volte per tutta una vita. La forma chiusa conta molto: non è un gioiello che si sceglie al mattino, è un oggetto che si porta.
Il disegno del bianco e del verdeIl mercato cinese nomina e ricerca le giadeiti in cui il verde galleggia a nuvole su un fondo chiaro. È un gusto di mercato, antico e documentato, non una qualità mineralogica.
Una pietra di virtù moraleNel pensiero confuciano, la giada si associa a qualità di carattere più che a effetti sul corpo: la rettitudine, la costanza, la misura. È il significato meglio documentato di tutti.
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Le spese
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L’imballaggio, e perché conta
Ogni pezzo parte nella sua bustina, separato dagli altri. Non è una questione di presentazione: la durezza della giada è ordinaria, tra 6 e 6,5 per la nefrite e tra 6,5 e 7 per la giadeite, e il quarzo contenuto nella polvere di casa vale 7. Due gioielli che viaggiano insieme arrivano segnati.
Quattordici giorni per cambiare idea
Senza dover fornire alcuna motivazione. Basta un’email per aprire un reso, non c’è nessun modulo da compilare. Le spese di rispedizione sono a Suo carico, salvo nel caso in cui il pezzo non corrisponda alla sua scheda o arrivi danneggiato.
Una misura presa male è il primo motivo di reso di questo mercato, e la giada non si ridimensiona come un anello di metallo pieno. Due minuti di misurazione l’evitano quasi sempre. La guida alle taglie.
Acqua tiepida, un sapone delicato, un panno morbido. Uno spazzolino molto morbido per gli incavi di una scultura. È tutto, ed è sufficiente.
Ciò che non si deve mai fare, e perché
Né ultrasuoni, né vapore, né solventi, né fonti di calore. Non è una clausola di stile: lo stato di trattamento dei miei pezzi non è accertato. Il mio fornitore non lo conosce, e la pesata stabilisce il minerale senza dire nulla di un’eventuale impregnazione di resina. Una resina non sopporta né il calore né i solventi: ogni pezzo viene quindi trattato come se potesse contenerne. La scheda informativa sui trattamenti.
Il graffio, e da dove arriva
La giada è tenace, vale a dire molto difficile da rompere: la sua struttura di cristalli intrecciati resiste alla frattura, ed è ciò che ha permesso di ricavarne asce nel Neolitico. La sua durezza, invece, è ordinaria, da 6 a 6,5 per la nefrite e da 6,5 a 7 per la giadeite. Il quarzo contenuto nella polvere di casa vale 7: è lui che opacizza una giada, non gli urti. La differenza tra le due.
Nel quotidiano
Metta il gioiello dopo il profumo e la crema, mai prima. Lo tolga per le pulizie, il giardinaggio e lo sport, là dove capitano gli urti contro gli spigoli. Riponga ogni pezzo da solo, nella sua bustina. Su una collana di perle, il filo si consuma prima della pietra: si fa rinfilare, e non c’è nulla di anomalo.
Mi chiamo Jade. Francese del Morbihan, stabilita a Tallinn. Scelgo i pezzi e li faccio montare: non estraggo nulla, non taglio nulla, e il lavoro del metallo non è opera delle mie mani. Quello che porto io è la selezione, e su questa materia è la selezione che decide tutto.
Non sono né gemmologa, né tagliatrice di pietre, né terapeuta, e non pretendo di esserlo.
Peso, non certifico
Prima di mettere online una referenza, ne ordino un esemplare per me. Quando mi arriva senza montatura, lo peso in aria e poi sospeso a un filo in un bicchiere d’acqua: il rapporto tra le due masse dà la massa volumica, e questa cifra separa senza ambiguità la giadeite, la nefrite, il serpentino e la quarzite tinta.
Un esemplare per referenza, e non ogni pezzo. Non tocco il pezzo che parte per casa Sua, e preferisco scriverlo piuttosto che lasciar credere il contrario. Il metodo, con i suoi tre limiti.
Ciò che non posso sapere
Lo stato di trattamento dei miei pezzi. Il mio fornitore non lo conosce, e la bilancia non lo dice: stabilisce il minerale, non l’impregnazione di resina. Solo una spettroscopia infrarossa in laboratorio potrebbe accertarlo, e io non la faccio eseguire. Su questo sito non leggerà quindi mai «giadeite A», «tipo A» né «non trattata». La scheda informativa.
Da dove viene la mia giada
Nessuna giadeite birmana, e la prima ragione è legale. Non quella che si legge ovunque: il JADE Act del 2008 ha effettivamente vietato queste pietre negli Stati Uniti, ma quel divieto è stato revocato il 7 ottobre 2016. Ciò che vale oggi risale all’8 aprile 2021: il Tesoro americano ha sanzionato Myanma Gems Enterprise, l’azienda di Stato che controlla il commercio delle gemme birmane. Nessun divieto generale, dunque, ma un cittadino americano non ha il diritto di commerciare con questa entità, e una pietra non dice mai da dove è passata. Una sola filiera per dieci mercati: deve reggere su quello più esigente. Quando un’origine non mi viene confermata per iscritto, la scheda non la riporta. La mia carta delle origini.