Un cabochon di giada sciolto: un ovale di giadeite verde, bombato sopra, piatto sotto, lucidato pieno e senza faccette. Niente griffe, niente castone, niente gancio, niente colla. È l’unico pezzo di questa boutique che può pesare da sé il giorno in cui arriva.
In quattro righe
- Pietra nuda: niente griffe, niente castone, niente gancio, niente colla.
- Ovale bombato sopra, piatto sotto, lucidato pieno e senza faccette.
- Il numero sarà pubblicato qui, e potrà rifarlo a casa sua.
- Da far montare, o da tenere così com’è: basta a sé stesso.
L’unico pezzo che può verificare da sé
Tutti gli altri articoli di questa boutique arrivano montati: incastonati, infilati, rivettati, con coppetta. Su ognuno scrivo che la pesata è impossibile, perché il metallo ha una sua densità e il filo assorbe l’acqua. Qui non c’è altro che la pietra.
In concreto significa che, il giorno in cui arriva a casa sua, può rifare la mia misura. Una bilancia da cucina al grammo, un bicchiere d’acqua, un filo da cucito. Si pesa la pietra in aria, poi sospesa nell’acqua senza toccare il fondo, e si divide la prima massa per la differenza tra le due. Il risultato cade tra 3,25 e 3,36 per una giadeite, tra 2,90 e 3,03 per una nefrite, intorno a 2,6 per un serpentino. Il metodo, con i suoi tre limiti.
Non conosco molte boutique che invitano il cliente a rifare il controllo. Eppure è l’unica posizione sostenibile quando ci si rifiuta di scrivere le parole certificato, garantito e periziato. Peso, non certifico.
Cosa si fa con un cabochon sciolto
Un cabochon nudo si fa montare: in un anello, in un ciondolo, su un gancio. Un gioielliere le chiederà le misure esatte e l’altezza della cupola, e sceglierà di conseguenza un castone chiuso o delle griffe. Sappia soltanto che un castone chiuso renderà la pietra impesabile per sempre, il che è un problema solo se tiene a poter rifare la misura.
Si può anche tenere così com’è. Una pietra levigata che si tiene in mano è un oggetto completo: è anzi la forma più antica del rapporto con la giada, molto prima del gioiello.
Un verde deciso, e da dove viene
Il verde della giadeite viene dal cromo, mentre quello della nefrite viene dal ferro e tende al verde spinacio. I due minerali non hanno alcuna parentela: la giadeite è un pirosseno sodico-alluminifero, la nefrite un anfibolo calcico, ed è stato Alexis Damour a separarli nel 1863. Ciò che li distingue.
Su questo cabochon il verde non è uniforme: più denso in alcune zone, più chiaro altrove, con una grana visibile quando la luce è radente. È ciò che fa un materiale naturale, ed è il contrario del segnale che deve allarmare, un colore rigorosamente identico ovunque. Non è comunque una prova, e lo stato di trattamento di questo pezzo resta non determinato. I gesti che non richiedono alcuno strumento.
Maneggiarlo senza rovinarlo
La giada è tenace: la sua struttura di cristalli intrecciati resiste alla propagazione di una crepa, ed è ciò che ha permesso di farne asce nel Neolitico. La sua durezza, invece, è ordinaria, da 6,5 a 7 per la giadeite, e il quarzo della polvere domestica vale 7: è lui che opacizza una cupola, non gli urti. La differenza tra durezza e tenacità.
Una pietra nuda non ha una montatura che la protegga: la tenga in un sacchetto, da sola, e non in fondo a una scatola con altre pietre. Acqua tiepida, un sapone delicato, un panno morbido. Mai ultrasuoni, mai vapore, mai solventi: poiché lo stato di trattamento è sconosciuto, un’eventuale resina non li sopporterebbe. La cura nel dettaglio.





