Orecchini pendenti in giada, dischi forati su gancio
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Orecchini pendenti in giada, due dischi forati di un verde sostenuto, sormontati da un metallo dorato traforato a volute che viene a scavalcarli.
Montati su ganci. Il metallo è dorato senza che la lega sia precisata, e né i cabochon verdi né il pavé bianco sono nominati da nessuna parte: non li nominerò nemmeno io.
Due pietre di una stessa coppia non hanno mai lo stesso verde, ed è una firma più che un difetto. Montati, dunque impesabili. Stato di trattamento non determinato.
Orecchini pendenti in giada montati su due dischi forati di un verde sostenuto, sormontati da un metallo dorato traforato a volute che viene a scavalcarli. Un piccolo cabochon verde è incastonato al centro di quel traforo, un altro sul fiore del gancio, e un pavé di pietre bianche completa l’insieme.
In quattro righe
Due dischi forati, sormontati da un metallo dorato traforato a volute.
Montati su ganci aperti, leggeri, senza chiusura.
Due cabochon verdi e un pavé bianco, tutti non identificati.
Montati, dunque impesabili: non sarà pubblicata alcuna cifra, e la scheda lo dice.
Sono ganci, non cerchi
Questi orecchini non sono cerchi: su questa coppia non c’è alcun anello, solo un gancio aperto, quello che a volte si chiama monachella. Lo preciso perché i due si confondono spesso, e non si portano allo stesso modo.
Un gancio non si chiude: l’orecchino tiene per il proprio peso e per la curvatura dello stelo. È comodo e leggero, ed è anche il montaggio che si perde più facilmente, perché basta un maglione o una sciarpa a sganciarlo.
Il disco forato, e il metallo che lo scavalca
La pietra è un anello piatto con foro centrale, la forma che in Cina si chiama fibbia di pace, discendente del grande disco Bi neolitico. Non ha spigoli vivi né punte, il che è esattamente ciò che serve a una pietra di durezza ordinaria. Durezza e tenacità.
Su questo modello, un cappuccio di metallo traforato copre la parte alta del disco e lo attraversa in diagonale. È grazioso, e ha due conseguenze: la pietra è tenuta dal metallo, dunque impesabile, e il traforo si impiglia nei capelli lunghi come nelle maglie di lana.
Perché non nomino né il metallo né le pietre incastonate
Il metallo è dorato. Il mio fornitore non dice né placcato oro, né vermeil, né ottone dorato, e quei tre non si distinguono in una foto. Su un orecchio sensibile, però, la differenza non è piccola.
I due piccoli cabochon verdi potrebbero essere giada come altro; il pavé bianco potrebbe essere zircone, topazio o vetro. Non deciderò dunque. Nominare una pietra a torto è precisamente ciò che il decreto sulle denominazioni sanziona, e una bottega che chiama «diamante» uno zircone ha perso il diritto di spiegare la differenza tra la giada e il serpentino.
Una coppia, dunque due pietre
Su una materia naturale, due dischi tagliati dallo stesso blocco non sono mai rigorosamente identici: uno sarà un po’ più lattiginoso, l’altro un po’ più traslucido, e il verde si sposterà di un quarto di tono. Li guardi fianco a fianco controluce, è lì che si vede.
Una coppia le cui due pietre fossero di un verde rigorosamente identico meriterebbe di essere guardata più da vicino piuttosto che celebrata: un colore perfettamente riproducibile è ciò che produce una tintura, non una roccia. Non affermo nulla su questa, il cui stato di trattamento è non determinato. Le verifiche che non richiedono alcuno strumento, e i falsi nomi della giada.
Informazioni aggiuntive
Pietra
Giadeite o nefrite, non determinato
Colore
Verde netto
Forma della pietra
Disco forato
Motivo
Nessun motivo
Montaggio
Monachella
Metallo
Dorato, lega non precisata
Incastonatura
Pietra forata
Per chi
Donna
Pietre abbinate
Pietra verde non identificata, Pietre bianche non identificate
Famiglia mineralogica
Anfibolo calcico, Pirosseno sodico alluminifero
Durezza (Mohs)
Da 6 a 7
Densità di riferimento
2,90 à 3,36 g/cm³
Tenacità
Eccezionale, cristalli intrecciati
Trattamento
Non determinato
Origine
Fuori dalla Birmania, paese di estrazione non confermato
Che cosa la tradizione attribuisce alla giada portata all’orecchio
Quel che segue cambia registro, e lo segnalo invece di fonderlo nel resto della scheda. Nulla di tutto questo è dimostrato. Sono usi e credenze, antichi e documentati, che riporto perché fanno parte della storia di questa pietra. Nessun gioiello di questa bottega è venduto come una cura, e a questo non attribuisco alcun effetto.
La pietra che si muoveUn orecchino segue il passo e il respiro. Diverse tradizioni hanno dato un senso a questo movimento continuo; lo menziono perché ritorna spesso, senza dargli più peso di così.
L’orecchio, un uso tardoLa giada è stata prima un oggetto di rito, di rango e di potere, di rado un orecchino. L’orecchino di giada è una forma recente, portata dal commercio moderno più che dalla tradizione.
Una pietra di virtù moraleNel pensiero confuciano, la giada si associa a qualità di carattere più che a effetti sul corpo: la rettitudine, la costanza, la misura. È il significato meglio documentato di tutti.
La fibbia di paceIl piccolo disco forato porta in cinese un nome che si traduce come fibbia di pace, e discende dal grande disco Bi delle sepolture neolitiche. È una delle rare forme della giada il cui nome tradizionale è attestato e stabile.
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Le spese
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L’imballaggio, e perché conta
Ogni pezzo parte nella sua bustina, separato dagli altri. Non è una questione di presentazione: la durezza della giada è ordinaria, tra 6 e 6,5 per la nefrite e tra 6,5 e 7 per la giadeite, e il quarzo contenuto nella polvere di casa vale 7. Due gioielli che viaggiano insieme arrivano segnati.
Quattordici giorni per cambiare idea
Senza dover fornire alcuna motivazione. Basta un’email per aprire un reso, non c’è nessun modulo da compilare. Le spese di rispedizione sono a Suo carico, salvo nel caso in cui il pezzo non corrisponda alla sua scheda o arrivi danneggiato.
Acqua tiepida, un sapone delicato, un panno morbido. Uno spazzolino molto morbido per gli incavi di una scultura. È tutto, ed è sufficiente.
Ciò che non si deve mai fare, e perché
Né ultrasuoni, né vapore, né solventi, né fonti di calore. Non è una clausola di stile: lo stato di trattamento dei miei pezzi non è accertato. Il mio fornitore non lo conosce, e la pesata stabilisce il minerale senza dire nulla di un’eventuale impregnazione di resina. Una resina non sopporta né il calore né i solventi: ogni pezzo viene quindi trattato come se potesse contenerne. La scheda informativa sui trattamenti.
Il graffio, e da dove arriva
La giada è tenace, vale a dire molto difficile da rompere: la sua struttura di cristalli intrecciati resiste alla frattura, ed è ciò che ha permesso di ricavarne asce nel Neolitico. La sua durezza, invece, è ordinaria, da 6 a 6,5 per la nefrite e da 6,5 a 7 per la giadeite. Il quarzo contenuto nella polvere di casa vale 7: è lui che opacizza una giada, non gli urti. La differenza tra le due.
Nel quotidiano
Metta il gioiello dopo il profumo e la crema, mai prima. Lo tolga per le pulizie, il giardinaggio e lo sport, là dove capitano gli urti contro gli spigoli. Riponga ogni pezzo da solo, nella sua bustina. Su una collana di perle, il filo si consuma prima della pietra: si fa rinfilare, e non c’è nulla di anomalo.
Mi chiamo Jade. Francese del Morbihan, stabilita a Tallinn. Scelgo i pezzi e li faccio montare: non estraggo nulla, non taglio nulla, e il lavoro del metallo non è opera delle mie mani. Quello che porto io è la selezione, e su questa materia è la selezione che decide tutto.
Non sono né gemmologa, né tagliatrice di pietre, né terapeuta, e non pretendo di esserlo.
Peso, non certifico
Prima di mettere online una referenza, ne ordino un esemplare per me. Quando mi arriva senza montatura, lo peso in aria e poi sospeso a un filo in un bicchiere d’acqua: il rapporto tra le due masse dà la massa volumica, e questa cifra separa senza ambiguità la giadeite, la nefrite, il serpentino e la quarzite tinta.
Un esemplare per referenza, e non ogni pezzo. Non tocco il pezzo che parte per casa Sua, e preferisco scriverlo piuttosto che lasciar credere il contrario. Il metodo, con i suoi tre limiti.
Ciò che non posso sapere
Lo stato di trattamento dei miei pezzi. Il mio fornitore non lo conosce, e la bilancia non lo dice: stabilisce il minerale, non l’impregnazione di resina. Solo una spettroscopia infrarossa in laboratorio potrebbe accertarlo, e io non la faccio eseguire. Su questo sito non leggerà quindi mai «giadeite A», «tipo A» né «non trattata». La scheda informativa.
Da dove viene la mia giada
Nessuna giadeite birmana, e la prima ragione è legale. Non quella che si legge ovunque: il JADE Act del 2008 ha effettivamente vietato queste pietre negli Stati Uniti, ma quel divieto è stato revocato il 7 ottobre 2016. Ciò che vale oggi risale all’8 aprile 2021: il Tesoro americano ha sanzionato Myanma Gems Enterprise, l’azienda di Stato che controlla il commercio delle gemme birmane. Nessun divieto generale, dunque, ma un cittadino americano non ha il diritto di commerciare con questa entità, e una pietra non dice mai da dove è passata. Una sola filiera per dieci mercati: deve reggere su quello più esigente. Quando un’origine non mi viene confermata per iscritto, la scheda non la riporta. La mia carta delle origini.