Orecchini in giada bianca e madreperla: un medaglione dorato traforato con un piccolo fiore di madreperla incastrato, da cui pende un bocciolo di magnolia scolpito in una pietra bianca. Monachella a scatto.
Due materie bianche che non si somigliano: la madreperla gioca di riflessi e cambia con l angolo, la pietra resta un bianco regolare e lascia entrare la luce.
La madreperla è tenera e non ama i profumi: è la sola precauzione che conta su questo paio. Perché lo scrivo.
Orecchini in giada bianca e madreperla: un medaglione dorato traforato a volute, con un piccolo fiore di madreperla bianca incastrato, da cui pende un bocciolo di magnolia scolpito in una pietra bianca. Si chiudono con una monachella a scatto e cadono diritti lungo il collo.
In quattro righe
Un bocciolo di magnolia scolpito a tutto tondo in una pietra bianca.
Un medaglione dorato traforato a volute, un fiore di madreperla incastrato.
Monachella a scatto: non possono cadere da sole.
Il rilievo sarà pubblicato, con un osservazione del grano oltre alla cifra.
Due materie bianche, e non si somigliano
Il piccolo fiore incastrato sul medaglione è di madreperla, cioè lo strato interno di una conchiglia: una materia organica di origine animale, non un minerale. Il bocciolo che pende sotto è la pietra.
Uno accanto all altro la differenza si vede: la madreperla ha riflessi iridescenti che cambiano con l angolo, un bianco che tira a turno al rosa e al blu, mentre la pietra resta un bianco regolare e profondo. Una restituisce la luce in superficie, l altra la lascia entrare.
La madreperla ha i suoi vincoli, e non sono quelli della giada. È tenera, si graffia con un unghia, e tollera male i profumi e le lacche. Evitate di spruzzarci nulla sopra, è la sola precauzione che conta su questo paio.
Il bocciolo di magnolia, e perché questo motivo
La forma pendente non è una goccia: è un bocciolo di magnolia chiuso, riconoscibile dai suoi petali sovrapposti che si avvolgono a spirale e dalla sua punta appena curva. Il volume è scolpito nella massa, non ritagliato.
La magnolia è uno dei motivi floreali più comuni nella giada cinese, per una ragione di lingua quanto di bellezza: il suo nome entra in un espressione che parla di ricchezza e di eleganza. Si incide spesso insieme alla peonia.
Su un verde profondo, la densità separa in modo netto: serpentino intorno a 2,6, quarzite intorno a 2,65, nefrite da 2,90. Su un bianco si invita un quarto candidato: il marmo dolomitico, venduto col nome di giada bianca, che raggiunge 2,85.
2,85 contro 2,90, il margine è troppo sottile per concludere sulla sola cifra. Quello che si guarda allora è il grano a luce radente: un marmo mostra chiazze cristalline che scintillano a faccette, una nefrite mostra una feltratura fibrosa regolare.
Fuori dalla Birmania, paese di estrazione non confermato
Ciò che la tradizione attribuisce alla magnolia e alla giada
Quello che segue cambia registro, e lo segnalo invece di fonderlo nel resto della scheda. Nulla qui è dimostrato. Sono usi e credenze che riporto perché fanno parte della storia di questa pietra. Nessun gioiello di questo negozio è venduto come un rimedio, e a questo non attribuisco alcun effetto.
Una parola di ricchezzaIl nome cinese della magnolia entra in una formula di buoni auguri che associa il fiore all opulenza e all eleganza. Come per molti motivi cinesi, il legame passa per la lingua e non per la pianta.
Madreperla e giadaLe due materie viaggiarono lungamente insieme nei mobili e negli oggetti dei letterati, dove la madreperla intarsiata nel legno laccato faceva la controparte pallida delle pietre. L abbinamento viene dall ebanisteria.
Bianco grasso di montoneIl gusto cinese antico metteva al vertice le nefriti bianche dello Xinjiang, dette grasso di montone. La gerarchia si rovesciò nel diciottesimo secolo con l arrivo delle giadeiti verdi dalla Birmania.
Una pietra di virtù moraleNel pensiero confuciano, la giada è associata a qualità di carattere più che a effetti sul corpo: la rettitudine, la costanza, il riserbo. È il senso meglio documentato di tutti.
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Le spese
6,99 € qualunque sia la destinazione, con spedizione gratuita a partire da 47 € di spesa in Francia, Belgio, Svizzera e Lussemburgo. L’importo esatto compare nel carrello prima di qualsiasi pagamento.
L’imballaggio, e perché conta
Ogni pezzo parte nella sua bustina, separato dagli altri. Non è una questione di presentazione: la durezza della giada è ordinaria, tra 6 e 6,5 per la nefrite e tra 6,5 e 7 per la giadeite, e il quarzo contenuto nella polvere di casa vale 7. Due gioielli che viaggiano insieme arrivano segnati.
Quattordici giorni per cambiare idea
Senza dover fornire alcuna motivazione. Basta un’email per aprire un reso, non c’è nessun modulo da compilare. Le spese di rispedizione sono a Suo carico, salvo nel caso in cui il pezzo non corrisponda alla sua scheda o arrivi danneggiato.
Acqua tiepida, un sapone delicato, un panno morbido. Uno spazzolino molto morbido per gli incavi di una scultura. È tutto, ed è sufficiente.
Ciò che non si deve mai fare, e perché
Né ultrasuoni, né vapore, né solventi, né fonti di calore. Non è una clausola di stile: lo stato di trattamento dei miei pezzi non è accertato. Il mio fornitore non lo conosce, e la pesata stabilisce il minerale senza dire nulla di un’eventuale impregnazione di resina. Una resina non sopporta né il calore né i solventi: ogni pezzo viene quindi trattato come se potesse contenerne. La scheda informativa sui trattamenti.
Il graffio, e da dove arriva
La giada è tenace, vale a dire molto difficile da rompere: la sua struttura di cristalli intrecciati resiste alla frattura, ed è ciò che ha permesso di ricavarne asce nel Neolitico. La sua durezza, invece, è ordinaria, da 6 a 6,5 per la nefrite e da 6,5 a 7 per la giadeite. Il quarzo contenuto nella polvere di casa vale 7: è lui che opacizza una giada, non gli urti. La differenza tra le due.
Nel quotidiano
Metta il gioiello dopo il profumo e la crema, mai prima. Lo tolga per le pulizie, il giardinaggio e lo sport, là dove capitano gli urti contro gli spigoli. Riponga ogni pezzo da solo, nella sua bustina. Su una collana di perle, il filo si consuma prima della pietra: si fa rinfilare, e non c’è nulla di anomalo.
Mi chiamo Jade. Francese del Morbihan, stabilita a Tallinn. Scelgo i pezzi e li faccio montare: non estraggo nulla, non taglio nulla, e il lavoro del metallo non è opera delle mie mani. Quello che porto io è la selezione, e su questa materia è la selezione che decide tutto.
Non sono né gemmologa, né tagliatrice di pietre, né terapeuta, e non pretendo di esserlo.
Peso, non certifico
Prima di mettere online una referenza, ne ordino un esemplare per me. Quando mi arriva senza montatura, lo peso in aria e poi sospeso a un filo in un bicchiere d’acqua: il rapporto tra le due masse dà la massa volumica, e questa cifra separa senza ambiguità la giadeite, la nefrite, il serpentino e la quarzite tinta.
Un esemplare per referenza, e non ogni pezzo. Non tocco il pezzo che parte per casa Sua, e preferisco scriverlo piuttosto che lasciar credere il contrario. Il metodo, con i suoi tre limiti.
Ciò che non posso sapere
Lo stato di trattamento dei miei pezzi. Il mio fornitore non lo conosce, e la bilancia non lo dice: stabilisce il minerale, non l’impregnazione di resina. Solo una spettroscopia infrarossa in laboratorio potrebbe accertarlo, e io non la faccio eseguire. Su questo sito non leggerà quindi mai «giadeite A», «tipo A» né «non trattata». La scheda informativa.
Da dove viene la mia giada
Nessuna giadeite birmana, e la prima ragione è legale. Non quella che si legge ovunque: il JADE Act del 2008 ha effettivamente vietato queste pietre negli Stati Uniti, ma quel divieto è stato revocato il 7 ottobre 2016. Ciò che vale oggi risale all’8 aprile 2021: il Tesoro americano ha sanzionato Myanma Gems Enterprise, l’azienda di Stato che controlla il commercio delle gemme birmane. Nessun divieto generale, dunque, ma un cittadino americano non ha il diritto di commerciare con questa entità, e una pietra non dice mai da dove è passata. Una sola filiera per dieci mercati: deve reggere su quello più esigente. Quando un’origine non mi viene confermata per iscritto, la scheda non la riporta. La mia carta delle origini.