Jade Ijada
Bandeau d’ouverture : le lexique du jade en quinze mots

Il lessico della giada in quindici parole

Questo lessico della giada raccoglie le quindici parole che ricorrono su una scheda, un’etichetta o un annuncio, con ciò che ciascuna designa, ciò che non dice e l’articolo che la approfondisce.

Quindici parole bastano per leggere una scheda di giada senza farsi ingannare: giadeite, nefrite, serpentino, quarzite, massa volumica, durezza, tenacità, traslucenza, grana, lucidatura, cabochon, bangle, disco Bi, trattamento A, B, C e tinta.

Quattro nominano una materia, tre si misurano, tre si osservano, tre nominano una forma, due dicono che cosa si è fatto subire alla pietra. Le prime quattro designano ciò che una bilancia può decidere; le altre undici non si pesano.

Mi chiamo Jade e ho un laboratorio di gioielli in giada: scelgo i pezzi, li faccio montare e peso un esemplare di ogni referenza prima della messa in vendita. Non sono né gemmologa né terapeuta: qui la mineralogia è all’indicativo, e ciò che non so è scritto.

Ciò che un lessico può fare, e ciò che non fa

Una parola esatta non prova nulla: permette di porre la domanda giusta e di individuare chi risponde di lato. Due delle quindici contengono la definizione di tutte le altre, giadeite e nefrite, e sono quelle che ho visto usare meno: nei nove negozi francesi che ho aperto l’8 settembre 2026, nessuna scheda indicava quale dei due minerali vendesse. La distinzione tra i due è l’argomento della guida principale di questo sito, le regole professionali che cercano di fissare questi nomi quello di come si nomina la giada.

I due minerali, e soltanto loro

Giada è una parola del commercio. La mineralogia non ne conosce una ma due, senza parentela, separate nel 1863.

Giadeite

Pirosseno sodico-alluminifero, di formula NaAlSi2O6, fatto di grani fini incastrati; massa volumica da 3,25 a 3,36. La parola fu coniata nel 1863 dal mineralogista Alexis Damour, che aveva appena stabilito che il nome giada copriva due specie. Non dice nulla del colore, dell’origine né del trattamento: ciò che separa i due minerali.

Nefrite

Anfibolo calcico della serie tremolite-actinolite, fatto di fibre intrecciate come un feltro; massa volumica da 2,90 a 3,03. Il suo nome viene dal latino lapis nephriticus, la pietra del rene, così come la parola giada viene dallo spagnolo: entrambi sono nati da una promessa di guarigione, cosa che questo sito non scrive mai. È la materia della giada cinese antica, ben prima dell’arrivo della giadeite: i due minerali nel dettaglio.

Due materie che il commercio vende con questo nome

Non sono né false né cattive: hanno un nome, e quel nome non è giada. L’articolo 9 del Decreto francese n. 2002-65 vieta di vendere una pietra con una denominazione diversa dalla sua.

Serpentino

Un gruppo di minerali verdi e teneri, di massa volumica vicina a 2,6. È la materia che ritrovo più spesso dietro un nome composto contenente la parola giada, del tipo new jade o giada di Corea, che non designano alcuna specie. Lo scarto con le due vere giade si conta in decimi, e una bilancia lo vede senza esitare: le pietre vendute come giada.

Quarzite

Una roccia di quarzo, di massa volumica vicina a 2,65, abbastanza porosa da assorbire un colorante: è il materiale di molti bracciali rosa e fucsia. La parola compare raramente negli annunci francesi che ho letto, sostituita da un nome di fantasia. La tintura si cerca nelle fessure, dove si deposita più intensamente: riconoscere un colore aggiunto.

Le tre parole che si misurano

Le sole che danno una cifra, e due di esse vengono continuamente scambiate l’una per l’altra.

Massa volumica

La massa divisa per il volume. Si ottiene a casa con la pesata idrostatica: pesare la pietra nuda in aria, poi sospesa in un bicchiere d’acqua, e calcolare il rapporto. È la cifra che colloca un pezzo dalla parte delle due giade o dei loro sostituti, e il protocollo, con i suoi tre limiti, è nella pagina della pesata.

Sezione che definisce giadeite, nefrite e massa volumica
Una materia si verifica, un aspetto si discute: è questo che decide l’ordine delle voci di questa pagina.

Durezza

La resistenza alla scalfittura, sulla scala di Friedrich Mohs, graduata da 1 a 10. La nefrite si colloca intorno a 6-6,5, la giadeite a 6,5-7: la prima sta sotto il quarzo, che vale 7 e compone buona parte della polvere comune. La cifra unica che si legge spesso per la giada schiaccia quindi uno scarto reale: durezza e tenacità.

Tenacità

La resistenza alla rottura, senza rapporto con la durezza: il diamante è il più duro dei minerali e si spacca sotto il martello. La giada fa il contrario, perché i suoi grani incastrati o le sue fibre infeltrite impediscono a una fessura di propagarsi. È ciò che l’ha resa la materia delle asce levigate del Neolitico, nefrite in Cina e giadeite nelle Alpi: perché la giada non si rompe quasi mai.

Le tre parole che si osservano

Nessuna dà una cifra: si confrontano, a mano e alla luce, e una fotografia ne fa sparire almeno due.

Traslucenza

La capacità di lasciar passare la luce senza lasciar vedere attraverso, il che non è la trasparenza. Si giudica avvicinando una lampada a un bordo o a una parte sottile, mai su una foto frontale, dove uno sfondo chiaro basta a simularla. È uno dei sei criteri di valore, e non sostituisce gli altri: giudicare la qualità di una giada.

Grana

La finezza della tessitura: grani incastrati nella giadeite, fibre intrecciate nella nefrite. Più è fine, più la superficie accetta una lucidatura profonda. La grana si vede con la lente su uno spigolo o nel foro, raramente in un’immagine: i sei criteri.

Lucidatura

Lo stato di superficie ottenuto nell’ultima fase della lavorazione della pietra. Una lucidatura netta riflette una finestra senza deformarla; una lucidatura approssimativa la fa ondulare, e una superficie portata per anni la perde a poco a poco. Ciò che la consuma viene più spesso dal modo in cui la si ripone, insieme ad altri gioielli nella stessa scatola, che dall’uso: riporre un gioiello in giada.

Le tre parole delle forme

Designano oggetti, non qualità, e un annuncio che le usa correttamente dice già molto.

Cabochon

Una pietra tagliata a cupola liscia con base piatta, senza alcuna faccetta. È il taglio della maggior parte dei pezzi di giada montati: le faccette non aggiungono nulla a una materia che lo sguardo non attraversa. L’altezza della cupola cambia l’aspetto, e se è molto piatta fa sembrare il colore più pallido di quanto sia: i pendenti.

Bangle

Un bracciale in un solo pezzo, senza chiusura, ricavato da un unico blocco e poi forato. Non si apre: passa sopra l’articolazione del pollice, con la mano raccolta a cono, e ciò che conta è il diametro interno, non la circonferenza del polso. La misura si prende prima di acquistare, perché dopo nulla rimedia all’errore: misurare il polso, i bracciali.

Disco Bi

Un disco piatto con un foro centrale, forma cinese attestata fin dal Neolitico e scolpita in nefrite ben prima che la giadeite fosse conosciuta in Cina. Le opere antiche scrivono questo nome pi, secondo un’altra trascrizione del cinese: è lo stesso oggetto. Che cosa la forma abbia significato è ancora discusso: i motivi della giada.

Vista delle voci bangle, cabochon e disco Bi
Una forma non è un criterio di qualità, ma decide ciò che si può verificare: un bangle si gira in mano, un cabochon montato nasconde la sua base.

Le due parole del trattamento

Quelle che costa di più ignorare, e le sole di cui non posso dire che cosa valgano per i miei pezzi.

Trattamento A, B, C

La classificazione in uso nel commercio della giada, e l’unica che esista: A, nulla oltre la lucidatura e una cera superficiale; B, pietra sbiancata con acido e poi impregnata di resina; C, pietra tinta, e le ultime due possono sommarsi. Solo una spettroscopia infrarossa decide, io non ne dispongo, e il mio fornitore non conosce lo stato della sua merce: non colloco quindi nessuno dei miei pezzi in questa griglia (giada A, B, C, la scheda informativa).

Tinta

Si dice di una pietra il cui colore è stato aggiunto con un colorante, che penetra nella porosità e nelle microfessure. L’articolo 2 del Decreto francese n. 2002-65 impone allora di completare la denominazione con la menzione del trattamento, mentre il suo articolo 3 ne dispensa tre antiche pratiche lapidarie, tra cui lo sbiancamento senza colorante né vernice. La tintura si cerca nelle fenditure, dove si concentra: la giada tinta.

Le parole che questo lessico non definisce

Mancano quattro famiglie, e nessuna per dimenticanza.

Semipreziosa e semifine. L’articolo 5 del Decreto francese n. 2002-65 vieta i termini francesi semi-précieux e semi-fin in tutto il suo ambito, senza eccezioni: è l’unico divieto di vocabolario assoluto del testo. La giada non è per questo una pietra preziosa in senso stretto, e il termine esatto è pietra fine, o gemma (la giada è una pietra preziosa?).

A, AA, AAA. Questa scala non ha alcuna esistenza normativa e prende in prestito il suo alfabeto dalla vera classificazione, quella dei trattamenti. Un venditore che la esibisce annuncia una qualità senza dire chi la misura: ciò che un venditore deve dire.

I nomi composti. Giada della Malesia, giada australiana, giada africana: nomi di vendita, dietro cui si trovano quarzite tinta, crisoprasio e grossularia (le pietre vendute come giada).

Certificato, certificata, garantita, periziata. La loro assenza è la scelta più netta di questa pagina. Peso un esemplare di ogni referenza, pubblico la misura, la data e il minerale che ne risulta, e mi fermo lì: non sono gemmologa e non rilascio alcun documento. Misuro, non certifico: ciò che pubblico su ogni scheda.

Le domande che mi fanno

Giadeite o nefrite, qual è la vera giada?

Entrambe. Dalla nota di Damour del 1863, la parola copre legittimamente queste due specie e soltanto loro. Nessuna è superiore per natura: non hanno la stessa grana né la stessa traslucenza possibile, e un pezzo si giudica all’interno della sua specie.

Come sapere di quale minerale è il mio bracciale?

Con la pesata idrostatica, che dà la massa volumica e la confronta con i quattro riferimenti di questa pagina. Si fa sulla pietra nuda: su un pezzo incastonato o un filo infilato, il metallo e il filo falsano la misura. Perde valore anche sui pezzi molto piccoli.

Che cosa significa una giada di tipo A?

Nella classificazione A, B, C, una pietra che non ha ricevuto né acido, né resina, né colorante. È una categoria reale, a differenza della scala A, AA, AAA. Non vi colloco nessuno dei miei pezzi: la mia bilancia dà il minerale, non il trattamento.

« Semipreziosa » vuol dire qualcosa?

Non nel diritto francese, dove la parola è addirittura vietata. L’articolo 5 del Decreto francese n. 2002-65 del 14 gennaio 2002 proscrive semi-précieux, insieme a semi-fin, per tutte le materie del suo ambito. Il termine corretto è pietra fine, o gemma.

Che differenza c’è tra un bangle e un bracciale di perle?

Il bangle è ricavato da un solo blocco e forato, senza chiusura: si sceglie in base al diametro interno e si passa sopra l’articolazione del pollice. Un filo di perle si regola sulla lunghezza, si ripara rifacendo il filo e si giudica perla per perla.

Una giada traslucida è per forza migliore?

No. La traslucenza è un criterio su sei, e non compensa né una fessura, né una lucidatura ondulata, né un colore disuguale. Una nefrite opaca e sana è un oggetto diverso da una giadeite traslucida incrinata.

Dove ho verificato

Ciò che viene da una fonte nominata. La separazione dei due minerali e la parola giadeite vengono dalla nota di Alexis Damour, Comptes rendus hebdomadaires de l’Académie des sciences, tomo 56, 1863; non ne indico le pagine, non l’ho letta. Gli articoli 2, 3, 5 e 9 citati sono quelli del Decreto francese n. 2002-65 del 14 gennaio 2002, testo che peraltro non menziona né la giada, né la giadeite, né la nefrite. La scala di durezza è quella di Friedrich Mohs. Gli intervalli di massa volumica e di durezza sono quelli della letteratura mineralogica: li riprendo, non li ho stabiliti, e non li attribuisco ad alcun ente perché non li ho rilevati in nessuno in particolare.

Ciò che è un’osservazione di mercato, datata. L’8 settembre 2026 ho aperto i nove negozi francesi della prima pagina: nessuna scheda indicava il minerale venduto, una mostrava due origini contraddittorie, un’altra usava la scala A, AA, AAA. Lo stesso giorno il mio fornitore mi ha confermato di non saper dire se la sua merce è trattata.

Ciò che è un mio ragionamento. La scelta di queste quindici parole piuttosto che di altre, il loro raggruppamento, la decisione di non definire certificato, certificata, garantita né periziata, e l’accostamento tra la durezza di una nefrite e l’usura della sua lucidatura dovuta alla polvere: decisioni, non fatti accertati. Se trova un errore qui, mi scriva: lo correggerò e lo annoterò.

In una frase

Un lessico non sostituisce una bilancia, ma rende leggibile una scheda: appena un annuncio nomina il minerale, dà la cifra che lo fonda e dice ciò che ignora, non resta quasi più nulla da indovinare. Il metodo è nella pagina della pesata, e i pezzi sono nel negozio.