Bracciale rigido in nefrite verde spinacio, lucidato pieno
97,90 €
Bracciale rigido in nefrite verde spinacio, ricavato da un solo pezzo, a sezione tonda e lucidato pieno. Un verde scuro e disuguale, con punti neri ben visibili.
Si prende sul diametro interno, non sulla circonferenza del polso: deve passare la mano chiusa, con il pollice ripiegato. Misuri prima di ordinare, non si apre e non si ridimensiona.
Nessun metallo, nessun filo: la pietra è nuda, dunque pesabile, e la cifra sarà pubblicata qui con la sua data. Stato di trattamento non determinato. Perché lo scrivo.
Un bracciale rigido in nefrite verde spinacio, ricavato da un solo pezzo, a sezione tonda e lucidato pieno. Il verde è scuro e non è regolare: schiarisce a chiazze, scurisce altrove, e porta punti neri ben visibili. È esattamente ciò che ci si aspetta da una nefrite, e questa scheda spiega perché.
In quattro righe
Ricavato da un solo pezzo: nessuna cerniera, nessuna chiusura, nessuna saldatura.
Si prende sul diametro interno, misurato sul passaggio della mano chiusa.
Verde disuguale e punti neri: la materia non è stata uniformata.
Pietra nuda, dunque pesabile: la cifra sarà pubblicata qui, con la sua data.
Non si apre, quindi si misura prima
Un bracciale rigido non ha né cerniera né chiusura, e non si ridimensiona: la giada è troppo tenace per essere aperta e poi risaldata come un metallo. L’unica questione che conta prima di comprare è dunque quella del passaggio della mano, e si risolve con un metro da sarta.
Non è il polso che va misurato. A mano chiusa, con il pollice ripiegato il più possibile nel palmo, misuri la circonferenza nel punto più largo e divida per 3,14: ottiene il diametro interno minimo. Aggiunga uno o due millimetri, perché un bracciale che passa a stento passa una volta, a freddo, e non ripasserà in una giornata di caldo. Il metodo nel dettaglio, e la guida alle taglie.
Un verde disuguale, e perché è una buona notizia
Questo pezzo non ha un verde uniforme. Porta zone più chiare, zone quasi verde bottiglia, e punti e venature nere ben visibili a occhio nudo. In un catalogo qualunque questo verrebbe presentato come un difetto, o taciuto.
Eppure è il contrario di un segnale d’allarme. La nefrite porta spesso inclusioni scure, e il suo colore si distribuisce in fasce e in chiazze perché il ferro non si è depositato in modo regolare. Ciò che deve insospettire è un colore rigorosamente identico ovunque, o un colore che segue una rete di fessure invece della massa: è questo che produce una tintura. Le verifiche che non richiedono alcuno strumento.
Non ne faccio però una prova. Lo stato di trattamento di questo pezzo è non determinato, come quello di tutto il catalogo, e un’irregolarità non certifica nulla. Rende soltanto meno comoda l’ipotesi del colorante.
Nefrite, e ciò che questa parola cambia
Questo pezzo è dichiarato in nefrite, un anfibolo calcico. È uno dei due minerali che la parola giada comprende, l’altro essendo la giadeite, un pirosseno. A separarli è stato un francese: nel 1863 Alexis Damour stabilì che si tratta di due specie senza parentela, e per farlo è servito un laboratorio. Ciò che le distingue.
Il verde spinacio è la firma della nefrite: viene dal ferro, mentre quello della giadeite viene dal cromo e suona più franco. E su un anello sottile come questo la nefrite ha un vantaggio reale: è la più tenace delle due, con la sua struttura di fibre intrecciate che resiste ancora meglio alla propagazione di una frattura. La sua durezza, invece, resta ordinaria, da 6 a 6,5. La differenza tra durezza e tenacità.
Portarlo, e ciò che davvero lo rovina
Una volta in posizione, un bracciale rigido si porta aderente e quasi non gira. Se gira molto, è troppo grande e urterà contro i tavoli e le maniglie. Ciò che lo consuma ogni giorno non è l’urto: è il quarzo della polvere dell’aria, che vale 7 sulla scala di Mohs contro 6 o 6,5 della nefrite, e che alla lunga opacizza la curvatura.
Acqua tiepida, un sapone delicato, un panno morbido, e una custodia per lui solo. Mai ultrasuoni, mai vapore, mai solventi: poiché lo stato di trattamento è ignoto, un’eventuale resina non li sopporterebbe. La cura nel dettaglio.
Informazioni aggiuntive
Pietra
Nefrite
Colore
Verde spinacio
Forma della pietra
Cerchio rigido pieno
Motivo
Nessun motivo
Montaggio
Cerchio rigido
Metallo
Nessuno
Incastonatura
Senza incastonatura
Per chi
Unisex
Pietre abbinate
Nessuna, solo giada
Famiglia mineralogica
Anfibolo calcico
Durezza (Mohs)
Da 6 a 6,5
Densità di riferimento
2,90 à 3,03 g/cm³
Tenacità
Eccezionale, cristalli intrecciati
Trattamento
Non determinato
Origine
Fuori dalla Birmania, paese di estrazione non confermato
Che cosa la tradizione attribuisce al bracciale di giada
Quel che segue cambia registro, e lo segnalo invece di fonderlo nel resto della scheda. Nulla di tutto questo è dimostrato. Sono usi e credenze, antichi e documentati, che riporto perché fanno parte della storia di questa pietra. Nessun gioiello di questa bottega è venduto come una cura, e a questo non attribuisco alcun effetto.
Il polso sinistroDiverse tradizioni cinesi associano il portare il bracciale al polso sinistro all'idea di ricevere più che di dare. L'uso è diffuso; non gli si conosce altro fondamento che la consuetudine.
Non toglierlo maiIl bracciale rigido si mette una volta e si conserva, a volte per tutta una vita. La forma chiusa conta molto: non è un gioiello che si sceglie al mattino, è un oggetto che si porta.
Il bracciale che si spezzaLa tradizione vuole che un bracciale spezzato abbia preso il colpo al posto di chi lo portava. È una lettura a posteriori, e dice soprattutto l'attaccamento che si mette in un pezzo portato a lungo.
La pietra del letteratoNel pensiero confuciano, la giada si associa a qualità di carattere più che a effetti sul corpo: la rettitudine, la costanza, la misura. È il significato meglio documentato di tutti, ed è la nefrite che i testi antichi indicano, dato che la giadeite arrivò in Cina solo nel Settecento.
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Le spese
6,99 € qualunque sia la destinazione, con spedizione gratuita a partire da 47 € di spesa in Francia, Belgio, Svizzera e Lussemburgo. L’importo esatto compare nel carrello prima di qualsiasi pagamento.
L’imballaggio, e perché conta
Ogni pezzo parte nella sua bustina, separato dagli altri. Non è una questione di presentazione: la durezza della giada è ordinaria, tra 6 e 6,5 per la nefrite e tra 6,5 e 7 per la giadeite, e il quarzo contenuto nella polvere di casa vale 7. Due gioielli che viaggiano insieme arrivano segnati.
Quattordici giorni per cambiare idea
Senza dover fornire alcuna motivazione. Basta un’email per aprire un reso, non c’è nessun modulo da compilare. Le spese di rispedizione sono a Suo carico, salvo nel caso in cui il pezzo non corrisponda alla sua scheda o arrivi danneggiato.
Una misura presa male è il primo motivo di reso di questo mercato, e la giada non si ridimensiona come un anello di metallo pieno. Due minuti di misurazione l’evitano quasi sempre. La guida alle taglie.
Acqua tiepida, un sapone delicato, un panno morbido. Uno spazzolino molto morbido per gli incavi di una scultura. È tutto, ed è sufficiente.
Ciò che non si deve mai fare, e perché
Né ultrasuoni, né vapore, né solventi, né fonti di calore. Non è una clausola di stile: lo stato di trattamento dei miei pezzi non è accertato. Il mio fornitore non lo conosce, e la pesata stabilisce il minerale senza dire nulla di un’eventuale impregnazione di resina. Una resina non sopporta né il calore né i solventi: ogni pezzo viene quindi trattato come se potesse contenerne. La scheda informativa sui trattamenti.
Il graffio, e da dove arriva
La giada è tenace, vale a dire molto difficile da rompere: la sua struttura di cristalli intrecciati resiste alla frattura, ed è ciò che ha permesso di ricavarne asce nel Neolitico. La sua durezza, invece, è ordinaria, da 6 a 6,5 per la nefrite e da 6,5 a 7 per la giadeite. Il quarzo contenuto nella polvere di casa vale 7: è lui che opacizza una giada, non gli urti. La differenza tra le due.
Nel quotidiano
Metta il gioiello dopo il profumo e la crema, mai prima. Lo tolga per le pulizie, il giardinaggio e lo sport, là dove capitano gli urti contro gli spigoli. Riponga ogni pezzo da solo, nella sua bustina. Su una collana di perle, il filo si consuma prima della pietra: si fa rinfilare, e non c’è nulla di anomalo.
Mi chiamo Jade. Francese del Morbihan, stabilita a Tallinn. Scelgo i pezzi e li faccio montare: non estraggo nulla, non taglio nulla, e il lavoro del metallo non è opera delle mie mani. Quello che porto io è la selezione, e su questa materia è la selezione che decide tutto.
Non sono né gemmologa, né tagliatrice di pietre, né terapeuta, e non pretendo di esserlo.
Peso, non certifico
Prima di mettere online una referenza, ne ordino un esemplare per me. Quando mi arriva senza montatura, lo peso in aria e poi sospeso a un filo in un bicchiere d’acqua: il rapporto tra le due masse dà la massa volumica, e questa cifra separa senza ambiguità la giadeite, la nefrite, il serpentino e la quarzite tinta.
Un esemplare per referenza, e non ogni pezzo. Non tocco il pezzo che parte per casa Sua, e preferisco scriverlo piuttosto che lasciar credere il contrario. Il metodo, con i suoi tre limiti.
Ciò che non posso sapere
Lo stato di trattamento dei miei pezzi. Il mio fornitore non lo conosce, e la bilancia non lo dice: stabilisce il minerale, non l’impregnazione di resina. Solo una spettroscopia infrarossa in laboratorio potrebbe accertarlo, e io non la faccio eseguire. Su questo sito non leggerà quindi mai «giadeite A», «tipo A» né «non trattata». La scheda informativa.
Da dove viene la mia giada
Nessuna giadeite birmana, e la prima ragione è legale. Non quella che si legge ovunque: il JADE Act del 2008 ha effettivamente vietato queste pietre negli Stati Uniti, ma quel divieto è stato revocato il 7 ottobre 2016. Ciò che vale oggi risale all’8 aprile 2021: il Tesoro americano ha sanzionato Myanma Gems Enterprise, l’azienda di Stato che controlla il commercio delle gemme birmane. Nessun divieto generale, dunque, ma un cittadino americano non ha il diritto di commerciare con questa entità, e una pietra non dice mai da dove è passata. Una sola filiera per dieci mercati: deve reggere su quello più esigente. Quando un’origine non mi viene confermata per iscritto, la scheda non la riporta. La mia carta delle origini.